Visita di Comacchio e le sue valli

10/09/2026

Comacchio e le sue Valli

10 settembre 2026

Il 10 settembre 2026 un gruppo di 37 Maestri del Lavoro e amici ha partecipato ad una gita alla scoperta delle Valli di Comacchio e della suggestiva cittadina attraversata da canali e ponti.

Nonostante le condizioni meteorologiche poco favorevoli, è stato possibile rispettare il programma e conoscere da vicino una realtà di grande interesse naturalistico, storico e culturale.

La navigazione nelle Valli di Comacchio

Alle ore 11 il gruppo si è ritrovato a Stazione Foce, punto di partenza dell'escursione in barca. La navigazione, della durata di circa un'ora e quarantacinque minuti, si è svolta tra specchi d'acqua salmastra e antichi casoni di pesca, strutture un tempo utilizzate soprattutto per la cattura dell'anguilla.

Durante il tragitto abbiamo potuto ammirare colonie di fenicotteri rosa e numerose altre specie di uccelli acquatici. La guida ci ha illustrato la storia delle Valli di Comacchio, che costituiscono la più vasta zona umida salmastra d'Italia e rappresentano ciò che resta di un'antica laguna deltizia, modellata nel corso dei secoli dai mutamenti degli alvei del Po e del Reno.

Il racconto ci ha condotti fino all'epoca etrusca, quando in quest'area sorgeva il grande porto di Spina. Tra il VI e il III secolo a.C. la città fu un importante emporio commerciale dell'Adriatico, prima che il progressivo interramento e le successive bonifiche modificassero profondamente la linea di costa.

Nei secoli seguenti la popolazione locale legò la propria sopravvivenza soprattutto alla pesca, in particolare a quella dell'anguilla, e alla produzione del sale nelle saline di epoca napoleonica. Nacque così una singolare società anfibia, capace di adattarsi perfettamente all'ambiente lagunare.

I casoni e la vita dei vallanti

I casoni di pesca, oggi parte di un ecomuseo all'aperto, consentono di conoscere la vita quotidiana dei vallanti, i pescatori della laguna, e gli ingegnosi sistemi utilizzati per catturare il pesce.

All'interno dei casoni in muratura sono conservati semplici arredi d'epoca, letti e grandi camini. Il camino costituiva il cuore dell'edificio: serviva a riscaldare i pescatori durante i freddi mesi della campagna invernale e a cuocere il pesce appena pescato.

Le strutture più grandi, come Casone Serilla, potevano ospitare fino a trenta persone. Gli spazi destinati alla ciurma erano separati dalle stanze riservate alle figure di comando, quali il fattore, lo scrivano e il caporione.

Nei magazzini, chiamati tabarre, erano custoditi gli attrezzi per la manutenzione delle reti e la raccolta del pesce, insieme alle tipiche imbarcazioni a fondo piatto, progettate per muoversi agevolmente sui bassissimi fondali della laguna.

Alcuni casoni erano invece destinati alla vigilanza. Le guardie vi rimanevano appostate durante la notte per difendere le valli dai fiocinini, pescatori di frodo che tentavano di impadronirsi delle pregiate anguille servendosi delle fiocine.

Il lavoriero

Tra le strutture più caratteristiche spicca il lavoriero, un ingegnoso sistema di sbarramenti formato da pali di legno e graticci infissi nel fondo della laguna.

Il sistema sfrutta l'istinto naturale delle anguille che, in autunno, cercano di lasciare le valli per raggiungere il Mar dei Sargassi e riprodursi. Il lavoriero le convoglia in una serie di bacini a forma di cuneo, progressivamente più stretti, consentendone la cattura e la selezione in base alle dimensioni.

La ricostruzione dell'antica Spina

Poco prima del rientro a Stazione Foce abbiamo visitato la sezione all'aperto del Museo Delta Antico, un interessante progetto di archeologia sperimentale situato ai margini delle valli.

L'area ricostruisce una parte dell'antico abitato etrusco di Spina. Quelli che a prima vista sembrano semplici capanni palustri sono, in realtà, riproduzioni delle abitazioni etrusche realizzate sulla base dei dati archeologici e utilizzando materiali tradizionali: legno, canna palustre e argilla.

Entrando nelle strutture abbiamo potuto osservare le ricostruzioni dei focolari, degli arredi fissi, dei letti e delle suppellettili, comprendendo meglio come si svolgeva la vita quotidiana in una città anfibia di oltre duemila anni fa.

Il pranzo a Porto Garibaldi

Terminato il tour in barca, il pullman ci ha accompagnati a Porto Garibaldi al ristorante “Lo Sbottonato” dove abbiamo gustato un ottimo pranzo a base di pesce locale. È stato un piacevole momento di convivialità, mentre all'esterno la pioggia continuava a cadere.

La Manifattura dei Marinati

Intorno alle ore 15 abbiamo incontrato una nuova guida per la visita di Comacchio. La prima tappa è stata la Manifattura dei Marinati, uno dei luoghi più autentici e rappresentativi del centro storico.

L'antico stabilimento industriale, esteso su oltre 1.600 metri quadrati, è oggi una fabbrica-museo. Nei mesi autunnali, da ottobre a dicembre, torna in attività per la lavorazione artigianale dell'anguilla marinata tradizionale delle Valli di Comacchio.

Il complesso sorge alle spalle del monumentale Loggiato dei Cappuccini e conserva gli ambienti originari del ciclo produttivo:

  • La Calata, o Fossa, era la banchina interna presso la quale approdavano le barche provenienti dalle valli. Qui venivano scaricati i mastelli colmi di pesce e si svolgevano le prime operazioni di selezione, pesatura e taglio.
  • La Sala dei Fuochi è il cuore della Manifattura. Nel lungo salone si trovano dodici grandi camini, davanti ai quali le anguille, infilzate su lunghi spiedi di ferro, vengono cotte lentamente sul fuoco a legna. Questo lavoro era tradizionalmente affidato a esperte maestranze femminili.
  • La Sala degli Aceti, recentemente restaurata, è caratterizzata da grandi tini e botti di legno, alcuni alti più di cinque metri. Qui veniva preparata la marinatura a base di aceto di vino, sale marino e foglie di alloro.

La lavorazione tradizionale dell'anguilla si articola ancora oggi in quattro fasi principali:

  1. Taglio: l'anguilla viene privata della testa, divisa in pezzi e incisa sui lati.
  2. Spiedatura: i pezzi vengono infilzati su lunghi spiedi di ferro.
  3. Cottura: gli spiedi sono disposti davanti ai dodici camini alimentati a legna.
  4. Marinatura: dopo il raffreddamento, l'anguilla viene sistemata nelle caratteristiche latte metalliche e immersa nella salamoia a base di aceto.

La Manifattura è legata anche alla storia del cinema: prima del restauro, alcuni suoi ambienti furono utilizzati per girare alcune scene del film La donna del fiume del 1955, interpretato da Sophia Loren.

Passeggiando per Comacchio

Conclusa la visita alla Manifattura dei Marinati, la guida ci ha accompagnati tra i canali e i ponti del centro storico.

Abbiamo ammirato il Duomo di San Cassiano, dedicato al patrono della città e importante testimonianza dell'architettura barocca e della tradizione religiosa della comunità lagunare.

La passeggiata è proseguita davanti alla Loggia del Grano, alla Torre Civica e all'edificio che ospita il Museo Delta Antico. Siamo quindi passati dalla Vecchia Pescheria, suggestivo edificio storico del Seicento situato a pochi passi dal monumento più celebre della città.

La giornata si è conclusa davanti ai magnifici Trepponti, simbolo di Comacchio e perfetto scenario finale di un'escursione ricca di natura, storia, tradizioni e piacevoli momenti trascorsi insieme.