Pranzo in Appennino

20/08/2026

Pranzo in Appennino 2026: tra convivialità e riscoperta della storia di San Vitale di Carpineti  

Si è svolto il 20 agosto 2026 nella suggestiva cornice di San Vitale di Carpineti il consueto "Pranzo in Appennino", che ha visto la partecipazione di 32 tra Maestri del Lavoro e amici.
La giornata si è aperta con un'interessante iniziativa culturale offerta dal Consolato: una visita guidata al complesso monumentale della Pieve di San Vitale, situato a circa 4 km a est del Castello delle Carpinete. Accompagnati da una piacevole e fresca brezza montanara, i partecipanti hanno seguito con grande interesse i racconti della guida Chiara, che ha ripercorso la millenaria storia del sito.
 
Un tuffo nella storia dell'Appennino
I primi abitanti socialmente organizzati di quest’area furono, sin dal VI secolo a.C., i Liguri Verabolensens – definizione spregiativa, data dai nemici romani – che li identificava come “lanciatori di giavellotti”. Essi elessero il monte Letum (San Vitale) a fulcro politico-amministrativo-militare del “dipartimento” che abbracciava l’intero Appennino reggiano e modenese. Proprio in questo luogo, divampò la guerra in cui i Liguri furono trascinati dai Romani a partire dal 256 a.C., e che li vide sconfitti nel 176 a.C..
Tra il VII e il IX secolo d. C., invece, approdarono poi qui i Bizantini. Religiosi e giuristi, inviati dal vescovo di Ravenna, portarono in questi luoghi non soltanto il Cristianesimo, ma anche il diritto e l’arte della lavorazione della pietra. Nella radura, a monte del castrum difensivo, fu così edificata una Pieve – ovvero una “chiesa madre” rurale – dedicata a San Vitale, intitolazione che si estese, nella cultura popolare, anche al monte che la ospitava. In seguito, per espressa iniziativa di Matilde di Canossa, la Pieve, dopo secoli di incuria, divenne per i successivi secoli uno dei perni dell’organizzazione religiosa, giuridica, culturale e sociale dell’Appennino reggiano. Attorno al 1105 furono avviate opere di ricostruzione della struttura, che si ergeva in posizione differente rispetto all’edificio di culto bizantino, coinvolgendo maestranze che avevano operato anche al duomo di Modena. La consacrazione della nuova chiesa ebbe luogo il 29 agosto del 1145. Il Seicento, tuttavia, segnò l’inizio del declino per la Pieve matildica. L’antistante canonica di matrice bizantina fu infatti trasformata in un palazzo signorile, utilizzando anche materiali di pregio provenienti dalla Pieve stessa. Ecco perché l’ostello e l’annesso ristorante possono essere considerati essi stessi un bene culturale, risultando parti integranti e testimoni silenziosi della travagliata storia di questo luogo.
Durante la visita, i Maestri hanno potuto pertanto scoprire l'evoluzione del complesso: dalle descrizioni cinquecentesche con tre navate e colonne in pietra, alla successiva decadenza nel Seicento culminata nel crollo delle navate laterali (i cui materiali vennero impiegati dall'arciprete Francesco della Palude per ampliare la canonica). Oggi, dopo importanti interventi e il restauro curato dagli architetti Maria Cristina Costa e Francesco Lenzini conclusosi nel 2015, il sito ospita un piccolo museo con reperti archeologici, oltre al ristorante e all’ ostello.
 Il Museo Lapideo, ricavato all’interno della Pieve matildica e concepito in ottica multimediale, è un presidio didattico estremamente suggestivo per la varietà di frammenti che racchiude e per la loro profondità storica. 
 In questa piccola ma significativa galleria, attraverso l’armoniosa fusione di luci, suoni e colori, i Maestri del Lavoro hanno potuto ammirare, con ancora maggior coinvolgimento, alcuni antichi e meravigliosi reperti provenienti dall’area archeologica del San Vitale.
Inaugurata nel 2015, questa esposizione propone ornamenti eseguiti nel VIII secolo, capitelli decorati con sinuosi intrecci, calchi di eleganti fregi, vasi antichi e la mensa d’altare della Pieve consacrata nel 1145.
 

La mattinata si è poi conclusa felicemente a tavola presso il Ristorante "Pieve di San Vitale", tra buon cibo e buon vino del territorio e lo spirito conviviale che da sempre contraddistingue i Maestri del Lavoro.